Principali vantaggi e svantaggi di lavorare in smart working

Lavorare in smart working: storia, vantaggi, svantaggi, differenza tra telelavoro e smartworking + come ottimizzare lo smartworking con Slack.

Il team di Slack4 giugno 2025

Lo smart working non rappresenta più una soluzione emergenziale, ma una realtà strutturale del mercato del lavoro italiano.

Secondo i dati ISTAT pubblicati a febbraio 2026, circa il 13,8% degli occupati italiani, pari a oltre 3,4 milioni di persone, ha sperimentato forme di lavoro da remoto. Oggi il dibattito non riguarda più se il lavoro agile funzioni oppure no, ma quale modello organizzativo sia più efficace, quanti giorni svolgere da remoto e come bilanciare produttività, collaborazione e benessere dei lavoratori.

In questo contesto, aziende e professionisti sono chiamati a progettare modelli di lavoro sostenibili, supportati da strumenti digitali adeguati e da processi di coordinamento efficaci.

Smart working: vantaggi e svantaggi

Lo smart working è una modalità di lavoro che consente di svolgere le proprie attività al di fuori della sede aziendale, con flessibilità nella scelta di luoghi e orari. Richiede l’uso della tecnologia per rimanere connessi e produttivi e per raggiungere gli obiettivi aziendali.

Secondo l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, il lavoro agile è ormai considerato un fenomeno stabile all’interno del panorama italiano.

Nel 2025 era adottato dal 95% delle grandi imprese e coinvolgeva il 53% della loro popolazione aziendale. Questo cambiamento ha trasformato il lavoro da remoto da misura organizzativa straordinaria a componente strutturale delle strategie di gestione delle risorse umane, rendendo necessario valutare con attenzione benefici, criticità e modalità di implementazione.

Quali sono i vantaggi dello smart working per le aziende e per i lavoratori?

Dal momento che sono stati evidenziati numerosi benefici del lavoro a distanza sia per i datori di lavoro sia per i dipendenti, questa modalità operativa continua a diffondersi in un numero crescente di organizzazioni.

I principali vantaggi del telelavoro sono i seguenti:

  • Flessibilità: il telelavoro consente ai dipendenti di lavorare da qualsiasi luogo in cui dispongano di una connessione a Internet. Possono anche stabilire i propri orari, purché rispettino i compiti da svolgere, il che migliora la loro soddisfazione e la qualità della vita.
  • Risparmio di tempo e denaro: secondo il Politecnico di Milano, lavorando da remoto per circa due giorni alla settimana, i dipendenti possono risparmiare mediamente circa 900 euro all’anno sui costi di trasporto e recuperare fino a 80 ore annue normalmente dedicate agli spostamenti casa-lavoro. Per le aziende, inoltre, il lavoro agile contribuisce a ottimizzare l’utilizzo degli spazi e delle risorse aziendali.
  • Produttività: le evidenze più recenti mostrano che il lavoro ibrido può produrre risultati positivi senza compromettere le performance. Lo studio randomizzato pubblicato su Nature nel giugno 2024 da Nicholas Bloom, Ruobing Han e James Liang, condotto su 1.612 dipendenti di Trip.com, ha rilevato che il modello ibrido non ha avuto effetti negativi né sulla produttività né sulle opportunità di promozione. Inoltre, ha ridotto le dimissioni volontarie di circa un terzo (-33%), dimostrando che flessibilità e risultati possono convivere efficacemente.
  • Autonomia e responsabilità: un altro vantaggio del telelavoro è che migliora il senso di responsabilità dei dipendenti. Con una sorveglianza meno costante da parte dei superiori, che devono fare affidamento sul team, i telelavoratori hanno una maggiore autonomia.
  • Diversità dei talenti: lo smart working consente ai datori di lavoro di reclutare e trattenere telelavoratori da diverse località geografiche, avendo così accesso a un maggior numero di talenti.
  • Equilibrio tra lavoro e vita privata: poiché i dipendenti risparmiano tempo sul percorso casa-ufficio, possono dedicarsi ad attività personali e familiari, il che contribuisce a migliorare il loro benessere generale.
  • Impatto ambientale positivo: oltre ai benefici economici e organizzativi, il lavoro agile può contribuire in modo significativo alla sostenibilità ambientale. Le stime del Politecnico di Milano indicano che, con circa 3,5 milioni di lavoratori impegnati in smart working per due giorni alla settimana, in Italia si potrebbe ottenere una riduzione di circa 1,5 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno grazie alla diminuzione degli spostamenti quotidiani.

Quali sono gli svantaggi dello smart working e come affrontarli?

Nonostante i suoi vantaggi, il telelavoro continua a presentare alcune criticità organizzative e personali che richiedono strategie specifiche per essere affrontate in modo efficace.

Tra gli aspetti più rilevanti possiamo citare:

  • Isolamento sociale: lavorare da casa può ridurre le occasioni di confronto spontaneo e di socializzazione che caratterizzano la vita d’ufficio. Tuttavia, le ricerche più recenti mostrano che l’isolamento non è una conseguenza inevitabile dello smart working, ma dipende in larga misura dal modello organizzativo adottato. Secondo il Politecnico di Milano, i modelli collaborativi, nei quali i team concordano insieme le giornate di presenza, generano livelli di appartenenza significativamente superiori rispetto ai modelli tradizionali, con il 40% dei lavoratori che dichiara un forte senso di appartenenza contro il 31% di chi opera esclusivamente in presenza.
  • Gestione del tempo: senza la struttura della giornata d’ufficio, il lavoro da remoto richiede una maggiore capacità di autogestione. La presenza di distrazioni domestiche può ridurre la concentrazione, mentre la mancanza di confini fisici tra spazio personale e professionale può portare, paradossalmente, a lavorare più ore del necessario, alimentando il rischio di overworking.
  • Difficoltà a staccarsi dal lavoro: una delle principali criticità dello smart working riguarda il rischio di overworking. Secondo l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, il 35% degli smart worker italiani manifesta sintomi riconducibili al sovraccarico lavorativo, rispetto al 30% dei lavoratori che operano sempre in presenza. Per contrastare questo fenomeno, il 49% delle grandi aziende ha già introdotto misure tecniche e organizzative volte a favorire la disconnessione digitale e il rispetto degli orari di lavoro.
  • Dipendenza dalla tecnologia: il lavoro da remoto richiede una connessione stabile, dispositivi adeguati e familiarità con gli strumenti digitali. Eventuali problemi tecnici, come interruzioni di rete o malfunzionamenti software, possono bloccare completamente l’operatività. Inoltre, la necessità di trascorrere molte ore davanti allo schermo può favorire l’affaticamento visivo e ridurre le occasioni di interazione non mediata dalla tecnologia.
  • Comunicazione: la mancanza di interazione faccia a faccia può ridurre la chiarezza dei messaggi, generare fraintendimenti e rallentare i processi decisionali. Nei team distribuiti, le conversazioni spontanee che in ufficio favoriscono allineamento e problem solving vengono meno, rendendo necessario un uso più strutturato e intenzionale degli strumenti di comunicazione.
  • Diritto alla disconnessione e conformità normativa: la Legge 81/2017 prevede che gli accordi individuali di smart working disciplinino anche le modalità di esercizio del diritto alla disconnessione. Questo aspetto è diventato ancora più rilevante con la diffusione del lavoro ibrido. Inoltre, il CCNL Funzioni Centrali 2022-2024, sottoscritto nel gennaio 2025, ha formalizzato specifiche tutele per i lavoratori della pubblica amministrazione, rafforzando il principio della separazione tra tempi di lavoro e tempi di riposo.

Quanti italiani lavorano in smart working? I dati 2025-2026

Secondo i dati ISTAT pubblicati nel comunicato del 25 febbraio 2026 relativo al Censimento Permanente, il 13,8% degli occupati italiani, pari a circa 3,4 milioni di lavoratori, ha sperimentato almeno una forma di lavoro da remoto nel 2023. Il dato evidenzia una trasformazione strutturale rispetto al periodo pre-pandemia 2018-2019, quando la quota si attestava intorno al 4,8%.

Dopo il picco del 15,1% registrato nel 2021, il lavoro agile si è progressivamente stabilizzato, confermandosi una componente permanente dell’organizzazione del lavoro. Parallelamente, l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano ha stimato per il 2025 circa 3.575.000 smart worker, in crescita dello 0,6% rispetto all’anno precedente.

È importante sottolineare che i due dati non sono direttamente confrontabili né cumulabili: ISTAT misura chi ha svolto almeno una giornata di lavoro da remoto, mentre il Politecnico utilizza una propria definizione operativa di smart working basata su criteri organizzativi più specifici.

Smart working in Italia: distribuzione per città, settore e profilo (ISTAT 2026)

Dimensione Quota di smart worker Fonte
Media nazionale 13,8% degli occupati (circa 3,4 milioni) ISTAT, febbraio 2026
Milano 38,3% degli occupati ISTAT, febbraio 2026
Roma ~29-30% degli occupati ISTAT, febbraio 2026
Settore ICT 60,2% degli addetti ISTAT, febbraio 2026
Settore finanziario 43,7% degli addetti ISTAT, febbraio 2026
Laureati 29% dei lavoratori qualificati ISTAT, febbraio 2026
Donne 15,2% delle occupate ISTAT, febbraio 2026

Modello ibrido: quanti giorni di smart working funzionano davvero?

Negli ultimi anni il dibattito si è progressivamente spostato dal “se” fare smart working al “come” organizzarlo.

Secondo il Politecnico di Milano, il modello ibrido è ormai presente nel 95% delle grandi aziende italiane e nel 67% delle pubbliche amministrazioni. La media delle giornate da remoto si attesta intorno a nove giorni al mese nelle grandi imprese, circa sette nella pubblica amministrazione e 6,6 nelle PMI.

Le evidenze più recenti suggeriscono che l’equilibrio sia la soluzione più efficace. Lo studio europeo REMAKING, coordinato dal Politecnico di Milano e pubblicato nel febbraio 2026 su un campione di oltre 14.000 lavoratori della conoscenza in sei Paesi, evidenzia infatti che il lavoro completamente remoto tende a ridurre la soddisfazione complessiva, mentre il modello quasi full remote, pari a quattro giorni settimanali da remoto, risulta il meno apprezzato. Il punto di equilibrio emerge generalmente tra due e tre giornate settimanali di smart working.

Le modalità con cui vengono pianificate le giornate di presenza sono altrettanto importanti. L’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano identifica tre modelli principali. Nel modello individualistico (36% dei lavoratori), il dipendente sceglie autonomamente quando recarsi in ufficio. Nel modello centralizzato (32%), il calendario viene definito dall’azienda. Nel modello collaborativo (32%), invece, il team concorda collettivamente le giornate di presenza.

Quest’ultimo approccio registra i risultati migliori: engagement pari a 6,65 su 10 contro 6,14 del modello centralizzato e 6,05 di quello individualistico. Anche il senso di appartenenza risulta superiore. In questo contesto, strumenti come Slack favoriscono il coordinamento distribuito, la pianificazione condivisa e la collaborazione asincrona, supportando il modello organizzativo che produce i risultati migliori.

Le differenze tra telelavoro e smart working

Nonostante questi termini siano ormai utilizzati come sinonimi, telelavoro e smart working non definiscono esattamente lo stesso tipo di lavoro a distanza. La differenza principale tra telelavoro e smart working risiede nell’organizzazione del lavoro e nel livello di flessibilità offerto.

Il telelavoro prevede lo svolgimento delle attività lavorative da una postazione fissa, solitamente presso il domicilio del lavoratore, seguendo orari e modalità simili a quelli dell’ufficio. Si tratta di una forma di lavoro più rigida, vincolata a determinati strumenti e luoghi.

Lo smart working, invece, è un approccio più flessibile, orientato al raggiungimento degli obiettivi, senza vincoli di luogo od orario, purché siano garantiti i risultati. Quest’ultimo punta a migliorare il bilanciamento tra vita privata e professionale, favorendo autonomia e responsabilità.

Dal punto di vista normativo, la distinzione è particolarmente rilevante. Il telelavoro continua a essere disciplinato dall’Accordo Interconfederale del 2004, che prevede una postazione definita, orari generalmente prestabiliti e specifici obblighi a carico del datore di lavoro, compresi gli aspetti relativi agli strumenti e alle utenze necessarie allo svolgimento dell’attività.

Lo smart working, invece, trova la propria disciplina nella Legge 81/2017, che introduce un modello basato su accordi individuali, flessibilità organizzativa e lavoro per obiettivi. A rafforzare questo impianto normativo è intervenuta la Legge 203/2024 (Collegato Lavoro), entrata in vigore il 12 gennaio 2025, che ha introdotto nuovi obblighi di comunicazione degli accordi di lavoro agile.

Smart working e legge: cosa cambia nel 2025-2026

Obbligo Normativa Scadenza / Sanzione
Comunicazione del lavoratore agile al Ministero Legge 203/2024 (“Collegato Lavoro”), art. 14; vigente dal 12 gennaio 2025 Entro 5 giorni lavorativi dall’avvio; sanzione da 100 a 500 euro per lavoratore
Accordo individuale scritto Legge 81/2017 Obbligatorio; include fasce di reperibilità e diritto alla disconnessione
Informativa sui rischi per la sicurezza Legge 81/2017 e D.Lgs. 81/2008 Consegnata al lavoratore e al RLS prima dell’avvio
Copertura INAIL per infortuni in itinere domestico INAIL – circolari interpretative Copertura per eventi verificatisi durante l’attività lavorativa certificata

Dal 2025 il quadro normativo dello smart working è tornato integralmente all’interno del regime ordinario previsto dalla Legge 81/2017. Le tutele emergenziali e le procedure semplificate introdotte negli anni precedenti per lavoratori fragili e genitori con figli minori di 14 anni sono cessate tra il 31 marzo e il primo aprile 2024.

Oggi il lavoro agile richiede un accordo individuale scritto tra azienda e dipendente, all’interno del quale devono essere definite anche le modalità di esercizio del diritto alla disconnessione. Per il settore pubblico, il CCNL Funzioni Centrali 2022-2024, sottoscritto nel gennaio 2025, ha ulteriormente disciplinato il tema, riconoscendo specifiche tutele e regolamentando aspetti come la disconnessione e i buoni pasto durante le giornate di lavoro agile.

Smart working o ritorno in ufficio? Il dibattito in Italia nel 2026

Nel 2026 il dibattito sul futuro del lavoro si concentra sempre più sul rapporto tra smart working e ritorno in ufficio. Se da un lato il lavoro agile è ormai una realtà consolidata, dall’altro alcune grandi organizzazioni stanno rivalutando la presenza fisica come elemento strategico per favorire collaborazione, innovazione e cultura aziendale.

In Italia, uno degli esempi più rilevanti è rappresentato da Stellantis, che il 9 febbraio 2026 ha annunciato un progressivo ritorno alla presenza per una parte significativa della propria forza lavoro. Il piano prevede, nel corso del 2026, un limite massimo di due giornate settimanali da remoto e l’introduzione di una presenza più strutturata a partire dal 2027 per circa 10.000 dei 30.000 dipendenti italiani.

La decisione si inserisce in una tendenza osservata anche a livello internazionale, dove aziende come Amazon, JP Morgan e OpenAI hanno introdotto politiche di rientro più rigide. Tuttavia, le evidenze scientifiche non indicano un chiaro vantaggio del ritorno totale in ufficio.

Lo studio pubblicato su Nature nel 2024 da Bloom, Han e Liang ha monitorato per due anni 1.612 dipendenti, rilevando che il modello ibrido non riduce né le performance né le opportunità di carriera e contribuisce a diminuire le dimissioni volontarie di circa un terzo.

Per questo motivo il dibattito rimane aperto. Le aziende stanno adottando approcci differenti in base alle proprie esigenze organizzative, ma le evidenze disponibili suggeriscono che il modello più efficace non coincida né con il lavoro completamente remoto né con il ritorno totale in presenza.

La vera domanda per manager e responsabili delle risorse umane non è più “ufficio o casa?”, bensì “quale modello ibrido è più adatto al nostro team?”. La risposta dipende dalla capacità di coordinare persone, processi e strumenti in modo coerente, favorendo collaborazione, autonomia e risultati.

Lavorare ovunque e rimanere produttivi con Slack

Gestire un modello di lavoro ibrido efficace richiede molto più di una semplice piattaforma di messaggistica. Le organizzazioni devono coordinare attività distribuite, garantire trasparenza operativa, favorire la collaborazione tra persone che lavorano in luoghi diversi e rispettare gli obblighi organizzativi previsti dalla normativa sul lavoro agile.

In questo contesto, Slack rappresenta un’infrastruttura digitale che supporta il modello collaborativo, quello che secondo il Politecnico di Milano registra i livelli più elevati di engagement. Grazie a funzionalità come gli stati personalizzati, la pianificazione delle notifiche e i canali dedicati ai team, Slack contribuisce a favorire il lavoro asincrono, la visibilità delle attività e il rispetto dei momenti di disconnessione previsti dagli accordi individuali di smart working.

Slack, ad esempio, è diventato uno degli strumenti più diffusi tra le aziende che adottano il lavoro ibrido, grazie alla sua capacità di centralizzare la collaborazione, la condivisione di informazioni e il coordinamento tra team distribuiti. Questa piattaforma di comunicazione aziendale ha caratteristiche quali:

  • Comunicazione in tempo reale: fornisce un canale di comunicazione in tempo reale per i telelavoratori, facilitando la conversazione e la collaborazione tra i membri del team.
  • Strumenti di collaborazione: offre strumenti per collaborare ai progetti, come la possibilità di condividere file, creare elenchi di cose da fare e annotare i documenti condivisi.
  • Integrazione con altri strumenti: si integra con molti altri strumenti utilizzati dalle aziende per il lavoro a distanza, come Trello, Google Drive e Zoom, rendendo più facile avere tutto su un’unica piattaforma.
  • Maggiore trasparenza: Slack può rendere la comunicazione e le informazioni più accessibili e trasparenti a tutti i membri del team, indipendentemente dalla loro posizione geografica.
  • Riduzione dell’uso della posta elettronica: riduce la necessità di inviare e-mail, semplificando la comunicazione.

Pronti per un nuovo modo di lavorare? Con Slack, i team hanno la flessibilità di cui hanno bisogno, raccolgono tutti i loro strumenti in un unico luogo e rimangono produttivi indipendentemente da dove e quando lavorano.

Domande frequenti

Telelavoro e smart working sono due modalità organizzative differenti sia dal punto di vista operativo sia da quello normativo. Il telelavoro è disciplinato dall'Accordo Interconfederale del 2004 e prevede una postazione fissa, generalmente presso il domicilio del lavoratore, orari prestabiliti e specifici obblighi a carico del datore di lavoro, compresi quelli relativi agli strumenti e alle utenze necessarie allo svolgimento dell'attività. Lo smart working, invece, è regolato dalla Legge 81/2017 e si basa su un accordo individuale che consente maggiore flessibilità nella scelta dei luoghi e degli orari di lavoro. L'obiettivo principale è favorire autonomia e lavoro per risultati. Per questo motivo, mentre il telelavoro riproduce a distanza il modello tradizionale dell'ufficio, il lavoro agile introduce una logica organizzativa completamente diversa, orientata agli obiettivi e alla responsabilizzazione delle persone.
Secondo i dati diffusi da ISTAT nel febbraio 2026, il 13,8% degli occupati italiani, pari a circa 3,4 milioni di persone, ha svolto almeno una forma di lavoro da remoto. L'Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano stima invece 3.575.000 smart worker nel 2025. Le due rilevazioni utilizzano metodologie differenti e non devono essere sommate. I livelli più elevati di diffusione si registrano nelle grandi aree urbane e nei settori ad alta intensità di conoscenza. Milano raggiunge il 38,3% degli occupati coinvolti in attività da remoto, mentre il settore ICT supera il 60%. Rispetto al periodo precedente alla pandemia, quando il lavoro da remoto interessava circa il 4,8% degli occupati, il cambiamento appare ormai strutturale e non più legato a esigenze temporanee.
Le ricerche più recenti suggeriscono che la risposta dipenda soprattutto da come viene progettato il modello organizzativo. Lo studio pubblicato su Nature nel giugno 2024 da Nicholas Bloom, Ruobing Han e James Liang ha analizzato un campione di 1.612 lavoratori e ha concluso che il lavoro ibrido non produce effetti negativi sulle performance individuali né sulle opportunità di carriera. Lo stesso studio ha rilevato una riduzione delle dimissioni volontarie pari a circa il 33%. Parallelamente, le ricerche del Politecnico di Milano evidenziano che i benefici in termini di produttività possono diventare significativi quando il lavoro agile viene accompagnato da processi chiari, obiettivi condivisi e strumenti digitali adeguati. Il vero fattore critico non è la distanza fisica, ma la qualità del coordinamento tra persone, attività e responsabilità.
Nel 2025-2026 il riferimento normativo principale rimane la Legge 81/2017, che richiede la sottoscrizione di un accordo individuale scritto tra azienda e lavoratore. Tale accordo deve disciplinare aspetti fondamentali come modalità di esecuzione della prestazione, tempi di riposo e diritto alla disconnessione. A partire dal 12 gennaio 2025 è inoltre entrata in vigore la Legge 203/2024, che ha introdotto l'obbligo di comunicare gli accordi di smart working al Ministero entro cinque giorni lavorativi dall'avvio. In caso di mancata comunicazione sono previste sanzioni amministrative comprese tra 100 e 500 euro per lavoratore. Le procedure semplificate introdotte durante gli anni emergenziali non sono più applicabili e il regime ordinario è tornato a essere il riferimento per tutti i lavoratori.
Le evidenze disponibili indicano che il modello più efficace si colloca generalmente tra due e tre giornate settimanali di lavoro da remoto. Secondo il Politecnico di Milano, nelle grandi imprese italiane la media è pari a circa nove giorni al mese, equivalenti a poco più di due giorni alla settimana. Lo studio europeo REMAKING, pubblicato nel 2026, ha evidenziato che il lavoro completamente remoto e i modelli quasi full remote tendono a produrre livelli inferiori di soddisfazione e coinvolgimento. Al contrario, il modello ibrido consente di combinare concentrazione individuale, collaborazione e senso di appartenenza. Anche le modalità di pianificazione sono importanti: i risultati migliori emergono quando le giornate in presenza vengono concordate in modo collaborativo tra i membri del team anziché essere imposte o lasciate esclusivamente all'iniziativa individuale.
L'Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano rileva che il 35% degli smart worker italiani manifesta sintomi di overworking, contro il 30% di chi lavora esclusivamente in presenza. Per ridurre questo rischio è fondamentale definire regole chiare relative agli orari di disponibilità, ai tempi di risposta e ai momenti di disconnessione. La Legge 81/2017 prevede espressamente che il diritto alla disconnessione venga disciplinato all'interno dell'accordo individuale. Dal punto di vista organizzativo, le aziende possono favorire il benessere adottando modelli collaborativi di pianificazione, riducendo le riunioni non necessarie e promuovendo una cultura orientata ai risultati piuttosto che alla presenza continua online. Strumenti come Slack possono inoltre aiutare a gestire la comunicazione asincrona attraverso stati personalizzati, notifiche programmate e maggiore trasparenza sulle disponibilità dei membri del team.

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